lunedì 21 novembre 2016

Preghiera

Gesù, donaci sacerdoti che abbiano conosciuto la fame.
Gesù, donaci sacerdoti che facciano della Parola di Dio la loro vita.
Gesù, dacci sacerdoti con le scarpe sporche, con le mani callose, con gli abiti sgualciti per il duro lavoro.
Padre, donaci sacerdoti che non adorino il lusso e la ricchezza, che non dedichino il loro tempo per andar a fare acquisti in boutique.
Padre, donaci sacerdoti capaci di vendere la loro auto lussuosa per una più umile e ugualmente utile.
Padre e Figlio, donateci sacerdoti che si facciano veramente “servi” come Dio ci chiede e che non predichino solamente “il servizio”.
Gesù, dacci sacerdoti che sappiano pronunciare Omelie chiare e ricche di contenuti.
Gesù dacci sacerdoti, religiosi e preti che vivano i loro voti, le loro promesse seppur anche loro minacciati dal peccato.
Gesù dacci sacerdoti che non perseguitino altri sacerdoti ma che pensino a dare il meglio.
Gesù, donaci sacerdoti “veri Santi”, e le vocazioni fioriranno.
Padre, Figlio e Spirito Santo, noi vi preghiamo.

Padre, sia fatta la Tua volontà non la nostra.  


venerdì 18 settembre 2015

PRIMA LETTURA (1Tm 6,2c-12)
Tu, uomo di Dio, tendi alla giustizia.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo
Figlio mio, questo devi insegnare e raccomandare. Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina conforme alla vera religiosità, è accecato dall'orgoglio, non comprende nulla ed è un maniaco di questioni oziose e discussioni inutili. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno.
Certo, la religione è un grande guadagno, purché sappiamo accontentarci! Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell'inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L'avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti.
Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Parola di Dio.

martedì 18 agosto 2015

Siamo condannati a morte.

Dal concepimento alla nascita iniziamo tutti il nostro viaggio verso la morte. Si, da quando veniamo concepiti inizia il miracolo della vita, le cellule si moltiplicano, diventano milioni, miliardi e poi ci crescono le gambe le mani la testa il busto, il cuore il cervello è tutto il resto. In un ben determinato momento, senza che nessuno abbia ancora spiegato come, il cuore inizia a battere e lo farà circa 80 volte al minuto per anni, tanti anni, quanti nessuno lo sa. Da quando nasciamo siamo tutti condannati a morte, questo almeno dice la biologia, la scienza, ogni nostra cellula inizierà ad invecchiare è a morire. 
Come la roccia frantumata non muore ma cambia forma, si trasforma in sassi, in polvere di roccia, come l'acqua che corre dalla sorgente sino al mare ed evapora, si trasforma in aria, così anche l'uomo non muore ma si trasforma, transita ad altra forma ,  ad altra vita. Vale per le piante, vale per la pietra, vale per tutto perchè non può valere anche per l'uomo? Certamente per chi ha fede questo è più facile da accettare. Per noi cristiani la morte non è morte ma "transito", resurrezione in corpo ed anima. Per gli indù, che credono nella reincarnazione il transito si può concretizzare nel diventare carota, sedano, cipolla o altro. Per gli atei? Per loro la questione non si pone.

lunedì 10 agosto 2015

Fabio Osti attacca Don Silvio Baccaro sulla questione coppie di fatto e teoria Gender

Fabio Osti attacca Don Silvio Baccaro sulla questione coppie di fatto e teoria Gender e qualcuno, sulle pagine digitali di un quotidiano on-line, afferma che la Chiesa ha ragione a professare i propri principi ma che questa è una questione civile che deve essere affrontata dallo Stato e dai partiti e non una questione religiosa. Afferma di fatto che la Chiesa è un mondo a se, che parli pure come vuole tanto non ha nulla a che fare con la società civile.
Non so se ha più torto il signor Fabio Osti, che tra l'altro si professa cristiano ma sembra ascoltare più la direzione del partito che la parola di Dio visto quanto ha affermato, o colui che commenta le sue parole e l'azione del Parroco. Vorrei dire al signor Osti che non è certo volontà della Chiesa “costruire dei muri, alimentando la paura del diverso e le discriminazioni” bensì affermare e confermare la centralità della famiglia naturale composta da uomo e donna e benedetta da Dio e contrastare una teoria, quella Gender, che vuol insegnare già ai neonati uno strano concetto di uguaglianza basato sulla negazione dell'esistenza di una umanità divisa in uomini e donne, sulla negazione della differenza sessuale e sulla libertà di scelta individuale spinta a tal punto da lasciar decidere ai singoli individui cosa essere, sessualmente parlando, indipendentemente dagli organi posseduti.
Vorrei dire anche al signor Osti di riprendersi in mano qualche libro e ripassare la storia del fascismo e l'azione della Chiesa in quegli anni successivi all'emanazione delle leggi razziali. La Chiesa ha messo la testa sotto la sabbia? Sa o no cosa ha fatto l'Azione Cattolica in quegli anni? Sa o no quante sono le persone che sono state salvate da morte certa dai preti, dai religiosi e dai Cristiani laici in quel periodo? Lo sa o no che la Chiesa, composta da religiosi, preti e laici come lei, all'indomani del 1943, ha aperto le porte di Santuari, Basiliche, Conventi e delle case di semplici cittadini timorosi di Dio per salvare la vita ad Ebrei e a chiunque fosse in pericolo? Si legga il libro “Assisi Clandestina” se non l'ha già fatto, ottima e veloce lettura estiva, vedrà che le cose le saranno molto più chiare. Legga “La strada del coraggio” e vedrà cosa ha fatto Gino Bartali in quegli anni, rischiando ogni giorno la vita, non era un sacerdote.
“La Chiesa ha fatto questo, la Chiesa ha fatto quello”, ma Lei che si professa cristiano lo sa o no di essere membro di quella Chiesa o pensa che i cristiani siano una cosa e la Chiesa un'altra?
All'altro signore vorrei poi dire che i cristiani sono persone che vivono, mangiano, dormono lavorano, votano e vengono votate da altre persone e che religione e vita sociale sono due realtà che convivono e coesistono in ognuno di noi e non si possono scindere una dall'altra come fanno i criminali. Se uno crede in Dio ascolta la sua parola e agisce di conseguenza, se uno crede in Dio non uccide e non appoggia una legge che va contro il suo credo e la sua fede. Forse il signor Fabio Osti, come noi tutti, farebbe bene a rileggere il Vangelo e magari a farselo spiegare da qualcuno che lo conosce in maniera approfondita. Il Papa, i religiosi e i preti parlano al popolo di Dio che è chiamato con la propria vita a farsi testimone insieme a loro del messaggio evangelico. E poi quello che ci dice l'Europa è forse più importante di quello che ci dice Gesù Cristo? Per i cristiani non dovrebbe essere così. Il popolo di Cristo “è nel mondo ma non è del mondo”. Un buon cristiano è chiamato alla Croce in nome della propria fede non alla “carega” di qualche Palazzo, e lo dico prima di tutto a me stesso.

martedì 4 agosto 2015

IV. La gravità del peccato: peccato mortale e veniale

(da Il Catechismo della Chiesa Cattolica) 


1854 È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, 114 si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida.

1855 Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore.

Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.

1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:

« Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale [...] tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc. [...] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali ». 115


1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ». 116


1858 La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre » (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.

1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell'atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L'ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.

1860 L'ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l'imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.

1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.

1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.

1863 Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale. Tuttavia il peccato veniale non rompe l'alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. « Non priva della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna ». 118


« L'uomo non può non avere almeno peccati lievi, fin quando resta nel corpo. Tuttavia non devi dar poco peso a questi peccati, che si definiscono lievi. Tu li tieni in poco conto quando li soppesi, ma che spavento quando li numeri! Molte cose leggere, messe insieme, ne formano una pesante: molte gocce riempiono un fiume e così molti granelli fanno un mucchio. Quale speranza resta allora? Si faccia anzitutto la Confessione... ». 119

1864 « Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata » (Mt 12,31). 120 La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. 121 Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna.


mercoledì 24 giugno 2015

Natività di S. Giovanni Battista

«Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Isaia

"Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali". Atti degli Apostoli

+ Dal Vangelo secondo Luca
Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Parola del Signore.


lunedì 22 giugno 2015

Il Vangelo di oggi (Mt 7,1-5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c'è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".
Parola del Signore.